Inaugurazione della stampante 3D autocostruita

Siamo finalmente alle fasi finali della costruzione della stampante 3D: restano da fare qualche test e gli ultimi ritocchi, ma già funziona egregiamente.

 

Domani 6 luglio dalle 17.30 in poi le porte saranno aperte a chiunque sia incuriositu da questa macchina costruita collettivamente:

  • qual’è il motivo per autocostruirsela anziché acquistarne una già pronta (a parte l’alta percentuale di genovesi nel hacklab)?
  • Perché è interessante una macchina che può stampare pezzi di ricambio per se stessa e per altre macchine?
  • Perché preferiamo i paradigmi OpenSource al turbocapitalismo?
  • È possibile riciclare la plastica? ( yes! )

 

Vi aspettiamo numeros* domani al casottino nel polo Fibonacci: stampiamo qualcosa, facciamo chiacchiere 3D aperitiveggiando, una giratina nell’orto col tramonto e la musica a far da sfondo.

day by day stampante 3D – giorno II

1- Bill Of Material

2-Incollaggio delle parti da non resinare

Nel secondo appuntamento abbiamo incollato i vari pezzi della stampante che avevamo precedentemente verniciato col flatting. 

I pezzi che abbiamo potuto incollare sono solo quelli che non dovranno essere poi passati con resina e fibra e che non fanno parte della struttura principale.  Per incollare i pezzi abbiamo usato della Vinavil e dei morsetti per tenere i pezzi attaccati  mentre la colla asciugava. Dei libri si sono rivelati ottimi per incollare i pezzi che devono rimanere a 90° fra loro.


Abbiamo riutilizzato la carta forno sulla quale avevamo fatto asciugare i pezzi verniciati col flatting per evitare che questi si appiccicassero al bancone.  Abbiamo lasciato i pezzi a asciugare ed abbiamo cominciato a riguardare il progetto per contare tutto il materiale che ancora mancava all’appello e fare una lista dei componenti e da chi prenderli. La trovate qui https://pad.eigenlab.org/p/bomstampante

day by day stampante 3D – giorno I

1- progetto, sketchup,
2- prima costruzione ad incastro e segnatura resina
3- flatting
4- inizio scrittura BOM (bills of material) con progetto

Il primo giorno, la prima cosa da fare è stata visionare con il gruppo il progetto CAD della stampante e tutti i pezzi che ci sono stati fatti da compagni e compagne del FabLab Genova.

 

Il progetto della stampante è stato disegnato in formato CAD, ed è liberamente disponibile a (aggiungere link). Purtroppo c’è stata la prima difficoltà tecnica: il progetto che stiamo usando noi (trovabile su ) è in un formato visualizzabile solo tramite il programma SketchUp, programma closed source di cui la versione Make è disponibile gratuitamente e può leggere il file. Inoltre, il programma non gira nativamente su Linux, quindi abbiamo dovuto usare una Virtual Machine per visualizzare il progetto. Il livello di dettaglio è molto elevato, e lo useremo come guida durante la costruzione.

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Costruiamo una stampante 3D!

Gli amici di FabLab Genova[1] hanno costruito una stampante 3D e hanno deciso di metterla a disposizione per realizzare quella che sarà presto ad eigenLab[2]. Quindi nelle prossime settimane ci dedicheremo all’assemblaggio definitivo. Con l’idea di ampliare gli spazi di condivisione e autoformazione vorremmo rendere questo momento aperto a chiunque volesse partecipare.

Per noi questo progetto significa creare comunità e fare autoformazione attorno a una tecnologia potente. Si tratta di uno strumento che permette di espandere la possibilità di pensare e attuare nuove idee all’interno del laboratorio, o di realizzarne alcune fino ad ora impossibili, costruendo nuovi strumenti. È la possibilità per chiunque di concretizzare un qualsiasi progetto estrudibile in ABS, di riparare o sostituire un pezzo in plastica della lavatrice, oppure costruire un’altra stampante 3D.

La stampante 3D, però, non è semplicemente uno strumento che incrementa esponenzialmente le capacità immaginative o attuative per i progetti, e non è solo un affascinante esempio di riproduzione e replicazione postumana. Essa è l’esplicitazione della possibilità di svincolare linguisticamente i nostri progetti e le nostre idee dal concetto di merce, la fuoriuscita da quella morsa logica che il capitale mette in atto per comprimere qualsiasi oggetto o azione nell’idea di merce e nella dinamica della produzione. Il valore di un “prodotto” stampato in 3D è molto più di tipo informativo che commerciale, dato che viene direttamente dall’idea di chi lo ha progettato, e incarna un processo condiviso, aperto e in costante evoluzione.

È con questo spirito che vorremmo portare avanti questo progetto: vogliamo che ogni utilizzo di questo strumento abbia come risultato quello di aver reso più liberi e felici i corpi e le idee, più aperta la conoscenza[3], e che sia al contempo un atto di riappropriazione e liberazione dei nostri linguaggi dal capitale. Dunque, ogni progetto realizzato con questo strumento non può che essere aperto e condiviso, ogni realizzazione attraverso di esso non può che costituire un elemento liberante per tutt*.

Per chiunque volesse partecipare alla realizzazione, appuntamento condiviso:
giovedì 9 febbraio, ore 21,00
sede (casottino) di eigenLab, giardino del Polo Fibonacci

 

[1] www.fabalabgenova.it

[2] Si tratta di una RepRap: un progetto comunitario di stampante 3D libera e ideata per potersi replicare per mezzo di se stessa. Per più informazioni sulla filosofia che caratterizza il progetto, fai riferimento al wiki ufficiale

[3] L’idea è quella di sottoporre a una licenza libera tutti i progetti che passano per il laboratorio. Per più informazioni su licenze libere e open access guarda qui qui e qui

L’adunanza – verso Hackmeeting 2016

di eigenLab + C.A.C.C.A. + HackMeeting

Tutto ormai era pronto. Il tempo stringeva.
Mik si trovava, come ogni sera, seduto davanti al monitor nella sua cabina di controllo, aspettando il segnale da Ping77 e dagli altri membri della Lista per procedere al distacco della rete di diffusione in tutto il Settore Alpha.
Erano stati necessari anni di lavoro per giungere fino a quel risultato, e ora il momento era vicino.

Stein, che stava lavorando a pochi metri da Mik, non poteva capire quello che Mik stava facendo, perchè Stein era un semplice trasportatore di terza fascia, e lui di sistemi sinergici non ne capiva praticamente nulla, e mai se ne era interessato. Perchè nella Linktown del 3016 non c’era tempo per leggere, conoscere e imparare cose se non sono quelle ufficialmente assegnate per poter svolgere il proprio compito. Quando era ancora in incubazione, 70 giorni prima di venire al mondo, a Stein avevano estratto un microscopico campione di DNA, così come facevano con chiunque, e dalle analisi delle potenzialità congenite lo Specializzatore gli aveva assegnato il compito di trasportatore, un ruolo dalle poche se non nulle conoscenze richieste. E per tutti i suoi 134 anni Stein non aveva fatto altro che trasportare merci e immagazzinarle, oltre ovviamente a riprodursi con le frequenze e le modalità stabilite dal Genetics Act 75-bis. Continua a leggere