UN’AULA X TUTT*

L’Università di Pisa vive una drammatica carenza di spazi per le/gli student*: la stragrande maggioranza delle aule viene chiusa subito dopo la fine delle lezioni, i poli bibliotecari e le altre aule studio sono inaccessibili la sera e durante il weekend. I luoghi dove i/le circa 50.000 iscritt* dell’ateneo possono studiare si riducono a pochi spazi autogestiti, anch’essi sotto minaccia costante da parte dell’amministrazione dell’università.

Considerando soltanto i dintorni del polo Fibonacci, gli spazi a disposizione per studiare oltre l’orario di chiusura erano finora eXploit, l’aula studio Pacinotti, l’aula ponte (solo fino alle 21), le aulette di matematica e l’aula X. Quest’ultima, annessa alla biblioteca di Matematica, Informatica e Fisica e fino a pochi giorni fa aperta anche la sera, è stata chiusa senza un reale motivo pratico o di sicurezza e soprattutto senza coinvolgere gli/le student* né fornire prospettive per il futuro; questo è avvenuto nonostante la trattativa successiva all’occupazione dell’aula ne prevedesse l’apertura anche negli orari serali. Quel che è grave di questa vicenda non è soltanto la limitazione in maniera arbitraria e non necessaria del campo delle disponibilità di un* student*, ma la riproduzione di un’intera simbologia di chiusura, compartimentazione e innalzamento di barriere che caratterizza le trasformazioni della nostra università. In parallelo, si assiste a una continua centrifugazione della popolazione studentesca dal centro alle periferie della città, come è avvenuto per il Dipartimento di Chimica, per gli spazi della Sapienza e come presto avverrà nuovamente per Scienze Politiche.
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31/03 Jabber @eigenLab: presentazione del servizio

Scaldate i motori! eigenLab presenta il nuovo super servizio che gira sulla sue macchine: Jabber, anche detto XMPP. La sigla sta per eXtensible Messaging Presence and Protocol, ed è un sistema di chat libero e aperto utilizzabile da chiunque!

A cosa serve? Perché lo abbiamo creato? Che differenza c’è tra questa chat e le altre più note e diffuse? Se questi interrogativi ti frullano nella testa giorno e notte fino a friggerti il cervello, questa presentazione è proprio quello che aspettavi!

Vieni a scoprire come funziona, come utilizzarlo, perché utilizzarlo e, soprattutto, cosa ci ha spinto a decidere di offrire al pubblico un servizio di chat di questo tipo, il tutto in un pomeriggio di autoformazione (un po’), chiacchiere (un altro po’) e tanta giuoia (proprio tanta!),  con tanto di guida (davvero pochissimo) all’installazione e alla configurazione.

Dopo la presentazione ci saranno anche qualche drink
e una fantastica super bellissima jam session aperta a tutt*!

Venerdì 31/03
h 18:00
c/o AM2@eXploit (Largo Bruno Pontecorvo, Pisa)

gotta trust ‘em all! (semicit.)

day by day stampante 3D – giorno II

1- Bill Of Material

2-Incollaggio delle parti da non resinare

Nel secondo appuntamento abbiamo incollato i vari pezzi della stampante che avevamo precedentemente verniciato col flatting. 

I pezzi che abbiamo potuto incollare sono solo quelli che non dovranno essere poi passati con resina e fibra e che non fanno parte della struttura principale.  Per incollare i pezzi abbiamo usato della Vinavil e dei morsetti per tenere i pezzi attaccati  mentre la colla asciugava. Dei libri si sono rivelati ottimi per incollare i pezzi che devono rimanere a 90° fra loro.


Abbiamo riutilizzato la carta forno sulla quale avevamo fatto asciugare i pezzi verniciati col flatting per evitare che questi si appiccicassero al bancone.  Abbiamo lasciato i pezzi a asciugare ed abbiamo cominciato a riguardare il progetto per contare tutto il materiale che ancora mancava all’appello e fare una lista dei componenti e da chi prenderli. La trovate qui https://pad.eigenlab.org/p/bomstampante

day by day stampante 3D – giorno I

1- progetto, sketchup,
2- prima costruzione ad incastro e segnatura resina
3- flatting
4- inizio scrittura BOM (bills of material) con progetto

Il primo giorno, la prima cosa da fare è stata visionare con il gruppo il progetto CAD della stampante e tutti i pezzi che ci sono stati fatti da compagni e compagne del FabLab Genova.

 

Il progetto della stampante è stato disegnato in formato CAD, ed è liberamente disponibile a (aggiungere link). Purtroppo c’è stata la prima difficoltà tecnica: il progetto che stiamo usando noi (trovabile su ) è in un formato visualizzabile solo tramite il programma SketchUp, programma closed source di cui la versione Make è disponibile gratuitamente e può leggere il file. Inoltre, il programma non gira nativamente su Linux, quindi abbiamo dovuto usare una Virtual Machine per visualizzare il progetto. Il livello di dettaglio è molto elevato, e lo useremo come guida durante la costruzione.

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Costruiamo una stampante 3D!

Gli amici di FabLab Genova[1] hanno costruito una stampante 3D e hanno deciso di metterla a disposizione per realizzare quella che sarà presto ad eigenLab[2]. Quindi nelle prossime settimane ci dedicheremo all’assemblaggio definitivo. Con l’idea di ampliare gli spazi di condivisione e autoformazione vorremmo rendere questo momento aperto a chiunque volesse partecipare.

Per noi questo progetto significa creare comunità e fare autoformazione attorno a una tecnologia potente. Si tratta di uno strumento che permette di espandere la possibilità di pensare e attuare nuove idee all’interno del laboratorio, o di realizzarne alcune fino ad ora impossibili, costruendo nuovi strumenti. È la possibilità per chiunque di concretizzare un qualsiasi progetto estrudibile in ABS, di riparare o sostituire un pezzo in plastica della lavatrice, oppure costruire un’altra stampante 3D.

La stampante 3D, però, non è semplicemente uno strumento che incrementa esponenzialmente le capacità immaginative o attuative per i progetti, e non è solo un affascinante esempio di riproduzione e replicazione postumana. Essa è l’esplicitazione della possibilità di svincolare linguisticamente i nostri progetti e le nostre idee dal concetto di merce, la fuoriuscita da quella morsa logica che il capitale mette in atto per comprimere qualsiasi oggetto o azione nell’idea di merce e nella dinamica della produzione. Il valore di un “prodotto” stampato in 3D è molto più di tipo informativo che commerciale, dato che viene direttamente dall’idea di chi lo ha progettato, e incarna un processo condiviso, aperto e in costante evoluzione.

È con questo spirito che vorremmo portare avanti questo progetto: vogliamo che ogni utilizzo di questo strumento abbia come risultato quello di aver reso più liberi e felici i corpi e le idee, più aperta la conoscenza[3], e che sia al contempo un atto di riappropriazione e liberazione dei nostri linguaggi dal capitale. Dunque, ogni progetto realizzato con questo strumento non può che essere aperto e condiviso, ogni realizzazione attraverso di esso non può che costituire un elemento liberante per tutt*.

Per chiunque volesse partecipare alla realizzazione, appuntamento condiviso:
giovedì 9 febbraio, ore 21,00
sede (casottino) di eigenLab, giardino del Polo Fibonacci

 

[1] www.fabalabgenova.it

[2] Si tratta di una RepRap: un progetto comunitario di stampante 3D libera e ideata per potersi replicare per mezzo di se stessa. Per più informazioni sulla filosofia che caratterizza il progetto, fai riferimento al wiki ufficiale

[3] L’idea è quella di sottoporre a una licenza libera tutti i progetti che passano per il laboratorio. Per più informazioni su licenze libere e open access guarda qui qui e qui