Copyright: “diritto d’editore”, diritto di censura

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Il re gli chiese che idea gli fosse venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta.” – De Civitate Dei, Agostino d’Ippona

Per meglio comprendere i rapporti di potere racchiusi nella grande “C” cerchiata che compare sulla maggior parte dei prodotti dell’intelletto, proviamo a ripercorrerne la storia fin dalle sue origini.

Mentre nell’antichità, anche a causa di una diffusa analfabetizzazione, raramente si è sentita la necessità di tutelare legalmente l’autore di un’opera, è in tempi abbastanza recenti e solo con l’avvento della stampa che si inizia a parlare di “diritti di copia” (copyrights).
Nell’Inghilterra del XVI secolo, a seguito dei nuovi mezzi di stampa “di massa” iniziarono a circolare documenti di ogni sorta in grandi quantità, talvolta riportando contenuti non graditi al monarchia dell’epoca. Costoro ebbero quindi la bella idea di fondare una corporazione privata – la London Company of Stationer – il cui compito era controllare i testi in circolazione per approvare soltato quelli autorizzati dal governo. Continua a leggere

Riflessioni sul nuovo regolamento in materia di tutela del diritto d’autore

Il regolamento per la tutela del diritto d’autore online, dopo essere stato contestato sia in Italia che all’estero, e aver subito una revisione, sarà attivo da marzo 2014. Nessun aspetto controverso del regolamento è stato chiarito e i nostri dubbi a riguardo continuano ad essere diversi. Dal prossimo anno, i detentori del diritto d’autore, nel caso riscontrassero una violazione, dovrebbero appellarsi all’AGCOM (non più al gestore del sito [1]). A questo punto il garante delle comunicazioni, a sua discrezione, senza appellare la magistratura, avrà la libertà di scegliere se il caso in questione sia abbastanza grave da procedere per rito abbreviato (in 12 giorni) o sia un caso non grave e quindi si possa agire nei canonici 35 giorni, nei quali può scegliere di comunicare la rimozione del contenuto illecito o addirittura l’oscuramento del sito (la variazione dei temi a seconda della gravità del fatto è una delle modifiche che sono state apportate al testo).
La possibile difesa alla direzione servizi media dell’autorità da parte dell’ “uploader” [1] deve avvenire in 5 giorni (3 nei casi ritenuti gravi). Nel caso ciò non avvenga, gli hosting provider rischiano multe fino a 250 mila euro.
Riteniamo che questa rettifica non abbia cambiato nulla di una legge su cui già ci eravamo espressi criticamente. [2]
Innanzitutto ci chiediamo come possa il Garante delle Comunicazioni millantare la “garanzia di protezione dei diritti fondamentali” quando nella legge viene considerato un atto di pirateria – con richiesta di oscuramento – anche solo una pagina contente un link ad un file sotto copyright. D’altronde non comprendiamo come possa la stessa AGCOM valutare in modo oggettivo se la violazione sia così grave da dover procedere con tempi più stretti, dato che nella commissione apposita figurano molti membri di associazioni che si occupano della strenua difesa del copyright, come la SIAE e diversi Comitati per la difesa del diritto di autore. Tale organismo si trova quindi ad essere in palese conflitto di interessi rimuovendo di fatto la possibilità di un giudizio equo e super partes nei confronti di un presunto colpevole. Continua a leggere

Verso Agorà 99 – [eng] Contributo al workshop TECHNOPOLITICS, NETWORKS & DEMOCRACY

The relationship between movements and the Internet is in continuous mutation since the rise of the latter. New places of aggregation, sociality and conflict are always built by social organizations in real life, and since the Internet has become an important and diffuse mean of communication, this tendency has affirmed also in this new field. We would like to consider this phenomenon and analyze it in some of its aspects, beginning with some considerations about the different possibilities we have while using the Internet for social purposes. Continua a leggere

Biohacker-scienza aperta e societa’ dell’informazione

Incontro con l’autore Alessandro Delfanti.

Intervengono Salvatore Iaconesi e Oriana Persico – Art is opensource

A seguire APERICENA @eXploit

Biohacker. Scienza aperta e società dell’informazione

Milano: Elèuthera, 2013. Edizione ridotta e aggiornata della versione originale in inglese

L’emergere di nuove forme di scienza aperta sta riconfigurando profondamente le relazioni tra ricerca, società e mercato. Le culture hacker sono infatti uscite dal mondo del software per contaminare altri saperi, in particolare le scienze della vita. È così nata l’inedita figura del biohacker, capace di mettere in discussione la ricerca proprietaria perseguita da «Big Bio» e la sua politica dei brevetti. Le modalità che caratterizzano questa trasformazione non sono però univoche, come mostrano i tre casi esemplari discussi nel libro: quello del biologo Craig Venter, quello della virologa Ilaria Capua e quello dell’artista-hacker Salvatore Iaconesi. E se una tendenza sta evolvendo verso una forma definibile come biocapitalismo, l’altra si muove invece verso una scienza partecipativa basata sulla più ampia condivisione di informazione e conoscenza. Continua a leggere

Laboratorio Terre Resistenti -Una scelta di campo – dalla parte della terra e di chi la coltiva

Il Laboratorio Terre Resistenti vuole parlare di t/Terra. Terra come nodo essenziale in cui temi sociali ed ambientali si intrecciano, in cui è imprescindibile coniugare la tutela del territorio e del paesaggio della salubrità della vita con la difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori agricoli, in cui la salvaguardia dei beni naturali e la biodiversità è immediatamente ricerca di nuove forme di produzione, distribuzione e consumo.

A partire proprio da queste considerazioni riteniamo inaccettabile l’antitesi tra produttore e consumatore che ci viene imposta dalla grande distribuzione: pensiamo che questa contrapposizione debba essere trasformata piuttosto in una sinergia costruttiva che porta inevitabilmente a scegliere la filiera corta, non solo per seguire un trend, ma soprattutto perché permette di intessere nuove relazioni di reciproco scambio e conoscenza tra compratori e produttori. Un nodo da scogliere con due mani, attraverso pratiche di lotta e di proposta, di critica e di progetto. Se con una mano vogliamo fermare i processi di sfruttamento della terra e di chi la lavora, con l’altra vogliamo costruire alternative ecologiche e sostenibili, cercando di superare l’attuale modello di sviluppo.

Vogliamo costruire legami di mutualità tra mondo urbano e mondo rurale, tra chi ogni giorno tramite il proprio lavoro partecipa alla produzione nella città e nella campagna ma viene separato da ciò che produce ed escluso dalle scelte produttive. Continua a leggere