Se le piante sono brevettabili…

Due settimane fa la Corte Suprema degli Stati Uniti si è espressa a favore dell’impresa agricola Monsanto nel caso giudiziario che vedeva la grande azienda contro il coltivatore dell’Indiana Vernon Bowman. Questi, a detta dei legali della Monsanto, avrebbe violato uno dei numerosi brevetti sulle sementi geneticamente modificate che, essendo di proprietà della multinazionale, non potrebbero essere piantante senza averne prima pagato le royalties. 
 
Secondo il contadino, invece, egli non avrebbe violato nessun brevetto, ma piantato delle sementi generiche di soia non etichettate Monsanto, destinate alla macinazione o al foraggio. Dopo averle spruzzate con il pesticida RoundUp-Ready, si sarebbe reso conto della presenza di alcuni semi OGM nel suo raccolto, caratterizzati dall’essere resistenti al glicosilato presente nel pesticida. Ritenendo a quel punto che il brevetto Monsanto non fosse più valido, avrebbe conservato i semi delle piante gm per poi ripiantarli negli anni successivi.
 
La sentenza è finita nel peggiore dei modi: la corte si è espressa a favore della Monsanto condannando l’agricoltore a pagare una multa di 84 000 dollari per aver usato impropriamente delle sementi coperte da copyright . 
«Ci rendiamo conto che queste invenzioni si stanno rivelando sempre più complesse. Inoltre è necessario tutelare il ruolo del prodotto impedendo che questo possa essere usato per altri scopi» spiega il giudice Elena Kegan. Da queste parole traspare un aspetto decisamente allarmante: definire le sementi delle “invenzioni da tutelare” è di fatto sintomo di una logica meccanicistica che ha esteso il copyright a forme di vita che si riproducono autonomamente.
I brevetti sulle piante gm sono giuridicamente ed eticamente sbagliati, perché i semi non sono un’invenzione ma forme di vita e l’uomo non può arrogarsi alcun diritto di proprietà intellettuale su di essi. Questa sentenza crea un precedente pericoloso riguardo la perpetuazione di brevetti su esseri viventi.
Da millenni gli agricoltori incrociano varietà diverse di piante al fine di ottimizzare i raccolti, dai quali ogni fine stagione vengono prelevati i semi e custoditi per riseminarli l’anno successivo.

 
Le posizioni brevetturali hanno creato ua spaccatura con il vecchio modo di fare agricolturae porteranno ad un ancor maggiore consolidamento di quelle aziende che ormai controllano quasi totalmente l’approvvigionamento di cibo a livello globale, mettendo alle strette i piccoli e grandi agricoltori, ormai considerati “utilizzatori di tecnologie innovative” come la soia gm resistente al glicosilato e non più produttori di beni primari.
 
Se non torneremo al più presto a considerare l’agricoltura come un complesso sistema d’interazione tra uomo, piante, suolo e tutta l’enorme varietà di organismi coinvolti, ma continueremo a tutelare soltanto il privilegio commerciale che pochissime, enormi aziende si sono arrogate anche attraverso il sistema dei brevetti, non dovremo più preoccuparci del crollo della fertilità, dell’inquinamento alimentare, delle carestie e dello sfruttamento degli agricoltori, perché rimarremo con soltanto un pugno di semi sterili e secchi in mano.
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