Tana libera tutt*

Al rettore non piace confrontarsi con le conseguenze delle sue ignobili azioni.

L’estate scorsa le ragazze ed i ragazzi di eigenLab, attraversando abusivamente il polo Fibonacci chiuso e deserto per le vacanze estive, si accorsero di una fortissima perdita d’acqua che in breve tempo avrebbe allagato il seminterrato dell’edificio C, in cui si trovano le officine dell’INFN e numerosi laboratori. Allertati gli organi centrali (all’epoca riuscivamo ancora a stabilire dei contatti sensati) e segnalata la faccenda, ci ringraziarono ed inviarono una squadra d’intervento. Gli operai della ditta però trovarono tutti gli accessi del polo chiusi, e ricontattarono dunque l’amministrazione centrale, che infine chiamò noi affinché da dentro aprissimo i cancelli: accogliemmo gli operai e li aiutammo a individuare e risolvere il problema della perdita.
Fu piacevole la sensazione di aver contribuito alla tutela di uno spazio importante, uno spazio comune di ricerca, studio e crescita; fu un bell’episodio in cui persone molto diverse collaborarono per un bene comune, e non importava minimamente che questo gesto venisse notato (di ritorno dalle vacanze, nessuno seppe neanche dello scongiurato pericolo di allagamento).

Ad un anno di distanza, gli interlocutori rimangono gli stessi ma la dinamica è completamente stravolta. Rettore e prorettori si nascondono per mesi dietro ben miseri paraventi, disprezzano apertamente gli studenti, non tengono in considerazione alcuna le rappresentanze, evitano il dialogo, non rispondono a nessun tipo di sollecitazione.
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Eppur si muove.

… ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno…

Tace, perché evidentemente adora la posizione afasica, la più triste espressione della stupidità al potere. Eppur si muove. Già eigenLab è senza energia elettrica da 40 tristi giorni, già l’orto ha visto molte delle sue piante e dei progetti per l’autunno morire a causa della carenza d’acqua, perché è stata staccata anche quella, come se l’acqua per un progetto di orto urbano [1] didattico aperto a tutte e tutti fosse uno spreco di risorse. E non è uno spreco, nella logica del rettore, un contratto per cedere a Microsoft, con l’acquisto di “Office 365”, tutti i contenuti di mail (leggibile solo con client proprietari!) e file di studenti e lavoratori dell’università, nonostante una spesa enorme affrontata pochissimi anni fa per l’acquisto di un array di dischi da 2000 terabyte destinato ad ospitare un cloud interno, che non è stato mai configurato. Alla faccia dell’Open Access e dello sviluppo aperto della conoscenza: questa è una grave carenza per un’università all’avanguardia e così moderna. E cozza particolarmente con la nozione di “spreco” che abbracciano rettore e prorettrici/tori quando parlano dei costi sostenuti dall’università a causa degli spazi autogestiti: in parte perché quegli spazi sono animati da studentx che pagano le tasse, ma anche perché costoro si scordano di citare i benefici (“gratuiti” per il bilancio d’ateneo) offerti su base volontaria in quegli spazi: aule studio, conferenze, accesso ad internet, centri stampa, servizi in cloud, attività culturali, occasioni di socialità… tutte cose che questa città offre in misura a dir poco insufficiente.

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