Ché l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte.

«dal Corriere del Diffidato, luglio 2018»

 

E igenLab è un laboratorio hacker autogestito [1] che ha la sua sede all’interno del polo Fibonacci [2] da ormai quasi 8 anni. In primo luogo il collettivo che porta avanti il progetto si è occupato del mantenimento e della riqualificazione di un’area da lungo tempo completamente abbandonata dall’università, attraverso progetti tecnologici ed ecologici basati sulla condivisione e la produzione di nuove conoscenze. Il deposito di rifiuti edili è stato bonificato ed è tornato a vivere sotto forma di un orto urbano [3] da più di 7 anni, curato dall* student* di ogni facoltà, completamente autofinanziato, collegato alle economie solidali, ai G.A.S., agli scambi locali dei semi e incentrato sulla sperimentazione, la riproduzione e la conservazione delle sementi di varietà locali di grani, ortaggi e tuberi. Si tratta di un’attività che mette in mostra concretamente le possibilità di rendere fertile e vivace uno spazio abbandonato all’incuria e ormai sterile, un’area degradata che risorge e si popola di esperimenti e di idee. Anni di attente cure hanno permesso a diversi alberi da frutta di crescere, sono state mantenute delle piante decennali, riprodotte e conservate numerose sementi locali, tra cui alcune selezioni antiche [4].

L’intera attività di eigenLab si incentra su autoformazione e sperimentazione, produzione e condivisione della conoscenza. I primi progetti riguardavano quelle attività di studio/ricerca che abbiamo conosciuto entrando all’università, ma su cui volevamo “mettere le mani” in maniera più autonoma e indipendente: abbiamo attrezzato un laboratorio di elettronica [5] in cui l’esperienza formativa è orizzontale e tutt* imparano da tutt*, e abbiamo realizzato uno specchio solare e una turbina eolica con materiali di recupero. Un altro tra i primissimi progetti di eigenLab è consistito nello scrivere e diffondere appunti per alcuni corsi di Fisica, Matematica e Biologia; collaborare tra più persone nella stesura di manuali per gli esami e condividerli sotto licenza libera è stata per noi un’ottima occasione di “fare scienza” in maniera autentica e propositiva.

Le diffide sono la colazione dei campioni. Per questo il nostro caro rettore™ ne è ghiotto.

Nel corso degli anni abbiamo avviato numerosi progetti, ad esempio il recupero di “hardware spazzatura” (computer ed elettronica che viene buttata via) per costruirne macchine che vengono donate a scuole che ne fanno richiesta e altri soggetti interessati, oppure entrano a far parte dell’infrastruttura di eigenNet che offre servizi a tutt* l* student* [6][7][8], attraverso un progetto di rete mesh wireless cittadina. [9] Organizziamo appuntamenti per l’autoformazione sul mantenimento dei server [10] e dei servizi web, privilegiando la filosofia della condivisione della conoscenza libera e l’uso del software Open Source. EigenLab ha costruito, in maniera completamente autofinanziata, una stampante 3D [11], corredata di un manifesto politico che la rende aperta a tutt* l* student* che avessero il desiderio di utilizzarla, all’unica condizione che i progetti stampati siano soggetti a licenza libera.

Questi sono solo alcuni dei progetti che includono anche il biohacklab, la partecipazione agli hackmeeting, lo studio e l’impegno sul fronte delle economie solidali e della produzione del cibo, l’organizzazione di iniziative orientate all’ecologia e lo sviluppo sostenibile, e tanto altro ancora… Tutte cose che l’università, pur non offrendo direttamente, dovrebbe riconoscere come virtuose, benefiche e nobilitanti, alternative in sintonia con la sua “missione” formativa e non in contrasto con essa.

Molte volte eigenLab ha collaborato anche direttamente con l’università: con l’ideazione, realizzazione e inserimento nei piani di studio dei corsi di agraria e biologia di un esame sulle tecnologie OGM ed i risvolti ecologici, economici e sociali di queste ultime [12]; con diversi progetti di tesi nei corsi in informatica, scienze politiche, matematica; con un progetto di ricerca condotto presso l’INFN sui metodi di misura del livello di idratazione delle piante, i cui esemplari sperimentali sono stati conservati e monitorati nella nostra serra; con il supporto logistico offerto all* student* di astronomia che il giovedì sera conducono le loro osservazioni del cielo. Solo per citare un’altra recentissima iniziativa, sono stati organizzati incontri di autoformazione sulla normativa europea per la protezione dei dati personali (GDPR) entrata in vigore il 25 maggio scorso, con attenzione prestata sia agli aspetti tecnici, sia legali e politici della questione, grazie a un approccio multidisciplinare e trasversale che proprio quest’università vanta di considerare fondamentale nell’ambito della formazione e della produzione della conoscenza.

eigenLab è un collettivo politico, un’officina ribelle che indirizza le sue energie verso un mondo migliore, in cui la conoscenza è libera e le società sono accoglienti, senza razzismi né fascismi. Il collettivo adotta la forma assembleare per pianificare e portare avanti i progetti condivisi, nel rispetto delle sensibilità e dei bisogni di ciascun*. Per quanto riguarda lo spazio – il laboratorio e l’orto circostante – eigenLab ha fatto manutenzione a una struttura abbandonata dall’università, conservandone il grado di accessibilità per tutt* in sicurezza, con ferma considerazione delle migliori pratiche in questi campi, grazie ad un continuo lavoro di condivisione delle conoscenze provenienti dagli ambiti più disparati. Negli ultimi dieci anni – anche dopo l’occupazione di eigenLab – l’università non ha mai mostrato il minimo interesse verso quell’area verde del polo Fibonacci, che senza l’impegno e le cure di tant* student* sarebbe rimasto un giardino incolto e abbandonato tra lamiere, spazzatura e degrado. Oggi eigenLab è senza corrente per arbitraria, dispettosa, infantile, disarticolata e nevrotica decisione del rettore Paolo Mancarella, che si è mostrato sordo ad ogni confronto e dialogo, rendendo i continui tentativi condotti da eigenLab per instaurare un dialogo con l’amministrazione – da un anno a questa parte e con tutti i mezzi disponibili – una vuota perdita di tempo; e come spesso l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte, così questo spazio sta soffocando per l’impossibilità di portare avanti i progetti che per 8 bellissimi anni hanno caratterizzato la sua anima. Oggi eigenLab è sotto sgombero, sotto l’attacco spietato e violento di un’amministrazione incapace di dialogare con i propri student* e perfino con le rappresentanze, totalmente insofferente verso ogni attività che sfugga ai canoni più stringenti della logica produci-consuma-crepa proposta da questa università, che può ormai solo vantare di essere una azienda di tutto rispetto [13].

Quello che è in discussione è una visione dell’università come luogo di libertà del sapere, di produzione spontanea e creativa della conoscenza, orientata a un’etica sociale dell’uguaglianza dei mezzi e delle possibilità, dell’inclusione dell’altro e di abbattimento di ogni sfruttamento e repressione, nonché di tutela e rispetto dell’ambiente. eigenLab utilizza la modalità assembleare per hackerare il profondo legame tra tecnica e politica, ritenendo impossibile ragionare di una mettendo da parte l’altra: ogni innovazione, scelta estetica o pratica riguardante l’utilizzo delle tecnologie – dalle reti di comunicazione e di strumenti informatici, da un server per un servizio di upload remoto a una zappa per l’orto – sottende una certa idea politica del mondo e della società in cui viviamo.

Eppure il punto fondamentale non è la morte di un’esperienza che ha dato tanto alle studentesse e gli studenti che l’hanno vissuta o anche solo incontrata saltuariamente: l’idea che muove le gambe di eigenLab non muore, ma come la nostra generazione è migrante, nomade e meticcia, troverà altri terreni e combatterà le stesse lotte con rinnovata tenacia. Il punto fondamentale è la grammatica del decoro, del controllo e della sicurezza che innerva l’operato dell’amministrazione di questa università, che è la stessa dei nuovi fascismi, fatti di identità escludenti e deliri legalitari, retoriche del merito e della produttività conformata, afasica e totalmente strumentale alle necessità cancerogene del capitale. La cosa più triste – di cui l’amministrazione dell’ateneo pisano non si rende conto – è che lo strangolamento delle attività culturali autonome, della libera formazione dell* student* e dei loro slanci intellettuali rappresenta l’auto-amputazione di un organo vitale che porterà alla morte l’università stessa.

[1] https://www.eigenlab.org
[2] https://www.openstreetmap.org/node/5311735651
[3] https://eigenlab.org/2017/12/orto-2017-cosa-e-stato-fatto-e-perche/
[4] https://wiki.eigenlab.org/EigenOrto
[5] https://wiki.eigenlab.org/Categoria:Elettronica
[6] https://wiki.eigenlab.org/LiberaLibri
[7] https://wiki.eigenlab.org/Cloud
[8] https://wiki.eigenlab.org/ShareLatex
[9] https://wiki.eigenlab.org/EigenNet
[10] https://wiki.eigenlab.org/Lista_dei_server_di_eigenNet
[11] https://wiki.eigenlab.org/Stampante_3D
[12] https://eigenlab.org/corso-ogm/
[13] https://www.unipi.it/index.php/news/item/10240-siamo-probabilmente-la-piu-grande-azienda-della-costa-toscana

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Un commento

  1. Pingback:L’orto è vivo e lotta insieme a noi! – eigenLab

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