UN’AULA X TUTT*

L’Università di Pisa vive una drammatica carenza di spazi per le/gli student*: la stragrande maggioranza delle aule viene chiusa subito dopo la fine delle lezioni, i poli bibliotecari e le altre aule studio sono inaccessibili la sera e durante il weekend. I luoghi dove i/le circa 50.000 iscritt* dell’ateneo possono studiare si riducono a pochi spazi autogestiti, anch’essi sotto minaccia costante da parte dell’amministrazione dell’università.

Considerando soltanto i dintorni del polo Fibonacci, gli spazi a disposizione per studiare oltre l’orario di chiusura erano finora eXploit, l’aula studio Pacinotti, l’aula ponte (solo fino alle 21), le aulette di matematica e l’aula X. Quest’ultima, annessa alla biblioteca di Matematica, Informatica e Fisica e fino a pochi giorni fa aperta anche la sera, è stata chiusa senza un reale motivo pratico o di sicurezza e soprattutto senza coinvolgere gli/le student* né fornire prospettive per il futuro; questo è avvenuto nonostante la trattativa successiva all’occupazione dell’aula ne prevedesse l’apertura anche negli orari serali. Quel che è grave di questa vicenda non è soltanto la limitazione in maniera arbitraria e non necessaria del campo delle disponibilità di un* student*, ma la riproduzione di un’intera simbologia di chiusura, compartimentazione e innalzamento di barriere che caratterizza le trasformazioni della nostra università. In parallelo, si assiste a una continua centrifugazione della popolazione studentesca dal centro alle periferie della città, come è avvenuto per il Dipartimento di Chimica, per gli spazi della Sapienza e come presto avverrà nuovamente per Scienze Politiche.

Gli spazi pubblici e comuni che viviamo tutti i giorni, come l’Università, vengono ricollocati in una logica che li pone in analogia con la proprietà privata; ad esempio, il dipartimento X viene pensato come spazio “riservato” agli/alle student* del corso di studi X, a loro dovuto e a nessun altr*, trascurando il fatto che le risorse universitarie alle quali contribuiamo tutt* dovrebbero essere distribuite in maniera trasversale.
L’aspetto più mistificatorio di questo discorso sta nel negare legittimità a quei luoghi per i quali non è possibile stabilire con esattezza la funzione. Questo processo estremamente normativo è affiancato da una dinamica di espulsione delle/degli student* dal centro che si sviluppa su diversi piani discorsivi, che vanno dalla ridefinizione della popolazione del centro della città, alle politiche immobiliari intraprese dall’Ateneo, a tutta la polemica sulla movida e il degrado. Infine, una dilagante cultura della settorializzazione e della competizione procede a isolare gli/le student* all’interno e tra i loro dipartimenti, alimentando la creazione di divisioni in base al corso di studi, al rendimento, ai crediti sostenuti; ci aspetteremmo invece di vedere l’istituzione formativa per antonomasia promuovere la collaborazione e la contaminazione, l’interdisciplinarietà e la curiosità.
A tutto questo si accompagna una sistematica censura dai luoghi universitari di tutti i fenomeni sociali che vanno oltre la semplice frequentazione delle lezioni: l’agire politico, i desideri, il divertimento e la socialità sono banditi nell’ateneo, che tollera la nostra presenza solo per il tempo strettamente necessario per lezioni ed esami, riducendo la nostra vita universitaria a quella di robot in un percorso di addestramento.
Quella che deve essere invertita è l’epidemiologia delle politiche di gestione degli spazi: la zona del Fibonacci, Matematica e Fisica come dipartimenti aperti dovrebbero rappresentare il modello virtuoso di contaminazione e collaborazione, non l’anomalia da eradicare.

È abbastanza chiaro il piano che questa nuova amministrazione dell’Università di Pisa ha in serbo per gli spazi, ed è un piano che anche quando non prevede la chiusura dei locali mira all’uniformità amministrativa, alla limitazione del campo delle scelte a un ventaglio contenente solo quelle previste, normate e omologate. Eppure le nostre vite non si esauriscono nella triade “studia-consuma-crepa”, libertà non può essere libertà di scelta tra le offerte predefinite: continueremo a disseminare in ogni luogo le nostre attività e i nostri incontri, gli scambi e le contaminazioni che si possono esprimere solo nei luoghi veramente liberi.

Le studentesse e gli studenti di eigenLab, eXploit e Sinistra Per – Scienze

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