Presentazione di eigenLab!

Mercoledì 22

ore 16:00, aula F1

polo Fibonacci

Presenteremo tutti i progetti che abbiamo avviato, come la rete cittadina eigennet, l’orto urbano e il laboratorio di recupero trashware. Alla fine della presentazione ci sarà una dimostrazione pratica di un controller per un drone costruito con materiali riutilizzati, proveremo come funzionano le antenne della nostra rete mesh e metteremo a disposizione il nostro database di libri scientifici! (quindi portatevi una penna usb)

eigenLab(chiaro)(sito)

#10o guerrilla tag. Prove generali di sciopero precario, verso il #socialstrike

“Agglomerato del Nord” (un tentacolare scenario urbano), in un futuro non troppo lontano. A pochi giorni dall’uscita sul mercato di un nuovo videogioco chiamato Nirvana, l’unica copia in possesso dal programmatore viene infettata da un virus. L’infezione ha un’unica singolare conseguenza: il personaggio principale del gioco scopre di essere parte di un mondo virtuale.
Attraverso le zone periferiche degradate della città, alla ricerca di qualcuno capace d’introdursi nei sistemi della compagnia nei cui hard disk c’è la versione originale del gioco, si intrecciano i percorsi di figure improbabili: programmatori ribelli, abitanti dei bassifondi che hanno venduto i propri occhi per necessità di denaro, angeliche hacker dai capelli blu, personaggi del gioco che non possono più stare alle regole.
Escamotage di sopravvivenza ambivalenti e lotte che si incrociano, piattoforme differenti, il confine tra reale e virtuale che si fa sempre più sottile e ambiguo, sempre più difficile da tracciare.
È l’inizio di un film, certo, e vi consigliamo di vederlo. Ma è anche qualcosa che abbiamo visto succedere in uno scenario urbano più diffuso, meno lontano e più tangibile di Agglomerato del Nord.
Il dieci ottobre abbiamo lanciato una scommessa, una sfida all’altezza del nostro tempo: studiare i meccanismi che regolano la visibilità degli argomenti di cui si discute su twitter, e riappropriarsi degli stessi algoritmi usati dal social network che quotidianamente mette a valore idee e contenuti, relazioni e gusti che esprimiamo sul web. Rovesciare il tavolo, superare l’annosa questione della definizione “morale” dello spazio di dibattito offerto e creato dai social networks per prenderlo dall’interno, per trasformarlo, a nostro piacimento, in spazio politico.
Il nostro obiettivo: far diventare trending topic, cioè “argomento caldo”, discusso particolarmente nella rete e quindi segnalato a tutti i suoi utenti, un contenuto a noi caro. La scelta è ricaduta sull’hashtag #socialstrike, perchè questo esperimento voleva essere, prima di ogni altra cosa, un tentativo di immaginazione collettiva di pratiche di sciopero precario che passino per la rete, per la possibilità di bloccare i suoi flussi produttivi o di incidere sugli interessi di chi se ne serve per espropriarci di quanto, ogni giorno, vi riversiamo. E a produrre questa eccedenza siamo soprattutto noi, soggetti precari, quelli per cui è necessario inventare forme di sciopero perchè un lavoro da cui sia possibile scioperare non ce l’hanno.
Un tentativo di certo ancora migliorabile e per tanti versi non esaustivo delle nostre ambizioni, quello che abbiamo messo in pratica il dieci ottobre, che ha avuto più la forma e le caratteristiche di un tweet storm che di un vero e proprio “NetStrike”, parola d’ordine che abbiamo lanciato e provato a far circolare in queste settimane.
Ma pensiamo che lo straordinario risultato ottenuto vada nella direzione giusta, ponga le basi innanzi tutto per la creazione di un lessico nuovo, capace di parlare dei e ai movimenti sociali quanto a e del mondo dell’Hacktivism.
Questa è sicuramente la traccia su cui continuare, e su cui abbiamo avuto la necessità di interrogarci e rimetterci a lavoro già dal giorno dopo, perchè la strada è lunga e decisamente poco battuta.
Ma il punto di partenza è ottimo, e va condiviso con tutt* proprio perchè è frutto di una straordinaria capacità immaginativa collettiva, quella che, mediante il convolgimento di oltre 1200 account, ha permesso di creare un vero e proprio sciame di tweet che hanno raccontato la precarietà, rivendicato reddito e qualità della vita, si sono scambiati conoscenze e pezzi di elaborazione e hanno provato, con acutezza e irriverenza, a ridere della faccia “giovane”, “smart” e 2.0 di quei poteri forti di sempre.
L’hashtag #socialstrike è diventato trending topic in 12 minuti dall’inizio dell’azione, ha raggiunto la seconda posizione in classifica dopo poco tempo e vi è rimasto per le 6 ore successive (molto dopo che i profili che lo avevano lanciato avevano smesso di spingerlo), raggiungendo potenzialmente oltre 100 000 utenti. Ben al di là di qualunque feticismo dei dati, questi numeri ci dicono qualcosa sul potenziale espansivo di questo evento, sull’immaginario che ha la possibilità di creare e solleticare, sugli spazi per immaginare nuove forme di partecipazione e messa in comune che apre.
Scorrendo la mappa d’Europa che ci mostrava la diffusione dell’hashtag #socialstrike (utilizzatissimo in tante città d’Italia, ma con punte di diffusione anche all’estero) abbiamo avuto la certezza di incrociare quelle lotte e quelle rivendicazioni per le quali e al fianco delle quali abbiamo attraversato le strade di questo Paese negli ultimi anni; ma abbiamo anche avuto sensazione di poter ricucire, in una forma nuova, anche le storie che, tra le strade di Parigi o Madrid, ci parlano della nostra generazione, diasporica e nomade, che attraversa l’Europa per scelta o per necessità e tesse continuamente una rete di relazioni, portandosi dietro un bagaglio collettivo di esperienze e desideri.
Certo, siamo consapevoli che nella prospettiva della costruzione di uno sciopero sociale non possa bastare un tweet; abbiamo scelto, per questo esperimento, la data del 10 ottobre perchè già tappa di mobilitazione importantissima in questo autunno di lotte, che ha visto scendere in piazza in tutte le città il mondo della formazione: e questa è un’ipotesi di lavoro da tenere sempre ben presente, per evitare quella frattura tra attivismo in rete e quello nelle piazze che tutti avvertiamo come problematica.
L’11 Ottobre, infatti, nell’impossibilità di essere a Milano, abbiamo lanciato il massiccio dirottamento dell’hashtag #reexpo relativo ad una iniziativa tenuta in contemporanea dall’Internet Festival: il risultato è stato che, in relazione a quella parola d’ordine, su twitter si sia parlato esclusivamente del corteo NoExpo, che siano circolati i nostri contenuti critici rispetto ai grandi eventi, insieme agli aggiornamenti dalla piazza milanese.
ll proseguo di questo tentativo è ancora tutto da immaginare. E farlo è una sfida che ci riguarda tutte e tutti, perchè la potenzialità più grande della rete forse sta proprio in quella immediata messa in circolo di intelligenza collettiva, di cui dobbiamo essere in grado di riappropriarci, nel mondo “online” come in quello “offline”. Ci vediamo nelle piazze, come sempre, ma da oggi anche in quelle virtuali.
“- Mettiamo che siamo in un gioco: cosa c’è fuori?
– Quelli che giocano con noi, “la realtà”.
– E, seguendo il tuo ragionamento, chi ti dice che non sono in un gioco anche loro?
– Vedi, questa è una bella domanda.
(…)14n
– Però cercate di seguirmi in questo ragionamento: se noi siamo parte di un gioco, c’è gente che ci trova gusto a farci andare l’uno contro l’altro, si divertono con noi. Allora, spiazziamoli!”
Spiazziamoli. #14N #socialstrike
See you on the web. See you on the barricades.
Exploit – EigenLab

http://exploitpisa.org/riappropriarsi-della-rete-per-una-riscrittura-collettiva-del-presente/
http://eigenlab.org/2014/10/howto-appropriarsi-del-trending-topic-di-twitter/

HowTo appropriarsi del Trending Topic di Twitter!

Con questo testo vogliamo creare una guida comprensiva per effettuare una guerrilla tag nel giorno 10 ottobre verso lo sciopero sociale del 14 Novembre. Sfruttando gli algoritmi su cui si basa Twitter cercheremo di portare i nostri contenuti nella classifica dei Trending Topic.

LINEE GUIDA DA SEGUIRE PER L’HOW TO

CREARE UN DIBATTITO
Più importante di qualsiasi altra cosa sarà creare un dibattito. Questo conterà di più di mille tweet perchè la capacità di espansione attraverso il social network di un dibattito può non avere una fine definita. È quindi fondamentale alimentare il dibattito in modo sensato senza aggiungere contenuti fuorvianti o sbagliati, ad esempio un link ad un pezzo sul reddito mentre il dibattito è sugli hacker.

REALIZZATE UNA CONNESSIONE EMOTIVA
Spesso i tweet sono sterili, senza coinvolgimento e stentano a crescere. È  bene, invece, rendere emozionale il proprio discorso, cercare quel qualcosa  che coinvolga le persone e le faccia partecipare alla conversazione con quell’hashtag. Da qui si capisce la  necessità di creare un hashtag o un argomento che sia da una parte funzionale e dall’altra che colpisca le persone, siano esse a favore o contro di noi.

TWEET E RETWEET, MA SENZA ESAGERARE
Iniziate con i vostri tweet e inviate poi un tweet con una domanda relativa al  topic da noi scelto  includendo ovviamente l’hashtag da portare in Trending Topic. Chiedete ai vostri followers di retwittare, così da  innescare un effetto domino: inizierà a prendere forma un vortice di informazioni che Twitter interpreterà a nostro favore, cioè dando maggiore importanza alla nostra discussione piuttosto che alle altre contemporaneamente presenti. Twittare messaggi a  sproposito e con un’elevata frequenza nel tempo non ha alcun effetto e potrebbe, anzi, essere deleterio per gli scopi proposti in questa guida dunque è importantissimo che abbiano sempre al loro interno solo contenuti sì attinenti all’hashtag da portare in Trending Topic, ma soprattutto nuovi e interessanti.
Infatti  non è tanto la quantità dei tweet inviati che fa la differenza; quanto, invece, il numero di utenti che twittano con quell’hashtag in un intervallo breve di tempo invece che in tutto il giorno. È inutile, ad esempio, generare un flusso enorme di tweet proveniente da pochi account con una frequenza di tweeting elevata nel breve periodo. È invece più utile che vi siano centinaia di utenti diversi che twittano l’hashtag, anche se con una frequenza decisamente più bassa. Continua a leggere

Batte il tempo dello sciopero digitale

Le Primavere Arabe, la Pah e il 15M in Spagna rendono chiara l’importanza che la rete ha assunto e sta assumendo all’interno di ogni forma di attivismo politico: un’importanza che, a ben vedere, è specchio della centralità che questo strumento ha assunto nelle vite di tutte e tutti. Facebook e Twitter sono piattaforme nelle quali quotidianamente si costruiscono opinioni collettive, si intessono relazioni e si sviluppano forme di organizzazione. Ed è per questo che nell’ambito di un progetto di mobilitazione precaria generalizzata come quella lanciata dallo Strike Meeting (http://www.autistici.org/strikemeeting/), ci sembra che il tassello determinante di uno sciopero sociale sia la sperimentazione di pratiche di sciopero in rete che siano riproducibili con la rapidità e la facilità di un tweet: la rete è, infatti, lo spazio in cui più chiaramente si manifesta il passaggio ad un sistema di produzione immateriale, in cui gli affetti, le relazioni e i tempi di vita sono messi a valore divenendo essi stessi oggetto di estrazione capitalistica e in cui ogni like e ogni tweet producono una ricchezza che si concentra nelle mani di pochi.

Batte il tempo dello sciopero sociale!

Il web e i social network, in particolare, non sono spazi “orizzontali” ed egualitari che promuovono la libertà di espressione, ma sono piuttosto spazi “gerachici” in cui i contenuti di chi sconta la crisi faticano a trovare evidenza e diffusione.
twitterÈ tempo di riprenderci lo spazio e la visibilità che il rifiuto all’austerity merita, è tempo che anche sul palcoscenico della rete facciano il loro ingresso nuovi soggetti capaci di costruire collettivamente percorsi che incidano e ribaltino i meccanismi di sfruttamento e rivendichino forme di produzione autonoma.
In questa prospettiva cominceremo portando all’interno di Twitter nella giornata del 10 Ottobre i nostri contenuti e le nostre rivendicazioni: con l’aiuto e la cooperazione di tutti i soggetti precari colpiti dalla crisi, vorremmo far diventare “Trend Topic” hashtag e discussioni riguardanti il 14 novembre, giornata dello sciopero sociale, raggiungendo così il massimo livello di visibilità.

Se vuoi collaborare alla costruzione di questo percorso, scrivici entro il 9 Ottobre all’indirizzo e-mail: netstrike.now@gmail.com per ricevere istruzioni dettagliate, seguici su Facebook (Net Strike) e Twitter (Netstrike_Now)

See you on the web, see you on the barricades

Sul corso “ogm, produzione e utilizzo in agricoltura”

Abbiamo recentemente ricevuto la notizia, da parte del consiglio del corso di laurea di Biotecnologie, che il corso “OGM: produzione ed utilizzo in agricoltura” non sarà attivato per l’a.a. 2014/2015. Questo sarebbe avvenuto in quanto, secondo il parere del suddetto consiglio, gli argomenti sarebbero in parte affrontati da un altro corso già esistente nell’offerta formativa. Dopo quattro anni dunque, alla stregua di un corpo estraneo e fastidioso, l’Università di Pisa ha deciso di intervenire chirurgicamente e di eliminare il corso. Riteniamo le motivazioni apportate e la conseguente decisione infondate: se è vero che questo corso affronta alcune tematiche già trattate, a livello tecnico, in altri insegnamenti, tuttavia lo ha sempre fatto con modalità critiche di ampio orizzonte, modalità forse ignorate quando non del tutto ostracizzate, e infine eliminate, dal nostro punto di vista, con estremo semplicismo, se non addirittura subdolamente (non è giunta infatti alcuna notizia della decisione fino al momento in cui è stato pubblicato il corrente calendario delle lezioni).
Riteniamo, infatti, che non possano essere tralasciati gli aspetti etici, politici, giuridici, economici e sociali del fenomeno OGM, soprattutto se sono proprio gli studenti a chiedere che siano affrontati: ricordiamo infatti che il corso, in questi anni di attività, è stato completamente autogestito da studentesse e studenti, mostrandosi come la prima esperienza in Italia di corsi di autoformazione riconosciuti ufficialmente dall’Università di appartenenza. I professori stessi non percepivano alcun compenso per le loro lezioni, proprio perché, come noi, hanno creduto che fosse giusto avere la possibilità di acquisire conoscenze che si collocassero oltre gli orizzonti classici disegnati dall’alto, e che non per questo fossero meno importanti o meno inerenti al piano di studi.
Di fronte all’ennesima riprova di quanto l’Università di Pisa tenga in considerazione la voce e le necessità degli studenti, che tuttavia la mantengono in vita pagando tasse spropositate per servizi qui carenti e là del tutto assenti, parteggiando per l’omologazione contro il confronto critico, noi non ci arrendiamo. Ci stiamo già muovendo per provare ad attivare il corso dall’anno prossimo (a.a. 2015/2016) presso la facoltà di Agraria.